“CHI TI ACCUSA DI TERRORE È CHI LO IMPARTE”

“Chi ti accusa di terrore è chi lo imparte”

Dallo scorso 10 aprile c’è un ordine di arresto contro un membro del CDR di Esplugues de Llobregat. Si tratta di Adrià, di 25 anni, ed è accusato di ribellione e terrorismo. Sua madre, Núria, ne ha parlato per la prima volta in una lettera letta nel programma “El matí de Catalunya Ràdio”.

Esplugues

aprile 2018

Dicono che mio figlio è un terrorista.

Vogliono fermare mio figlio perché dicono che è un terrorista.
Me lo devo ripetere migliaia di volte per crederci. È un incubo da cui non riesco a svegliarmi.

Io non mi intendo di leggi né di codici penali, ma partendo da un pensiero logico e semplice, il terrorismo c’entra con il terrore.

E io vi posso dire che di terrore, sì, ce n’è.

Chi ti accusa è chi lo imparte.

È terrore quando entrano in casa tua all’alba, avvisando che butteranno giù la porta.

È terrore quando esaminano minuziosamente tutti gli angoli di casa tua, della tua intimità, cercando, non sai bene che cosa, dicendoti “collabori signora, collabori”.

È terrore quando nella stanza di tuo figlio trovano degli spaghi, e benché tu gli spieghi quale sia il loro innocente uso, scrivono nell’atto di perquisizione che hanno trovato “micce”. Impotenza.

È terrore quando, seppure ti trattino in modo educato e corretto, sai che ti stanno rovinando la vita in quel preciso momento. Sai che mai più niente tornerà come prima.

È terrore quando, prima di andare via, ti stringono la mano ma ti stanno vedendo come la madre di un terrorista. Questo è crudeltà, questo è cinismo.

È terrore quando ti accerti che quelli che ti dovrebbero proteggere dai pericoli e dai malvagi ti accusano di cose che non sono vere, di cose che non hai fatto, lasciandoti impotente, indifeso, segnato e vulnerabile.

È terrore quando, pur avendo la verità e la ragione da parte tua, senti che non hai opzioni.

È terrore quando in modo aleatorio, gratuito, insensibile, aggressivo e intenzionato ti usano per intimorire la società.

Con l’energia di un fulmine che ti cade addosso, non ti uccidono, ma cercano di distruggere tuo figlio, te e i tuoi esseri più amati. La tua gente.

Quando le parole ingiustizia, brutalità, manipolazione, violenza, sproporzione, terrore… sono insufficienti, vuol dire che il problema è immenso.

Non avrei mai immaginato che un fatto del genere potesse succedere a noi, potesse succedere a mio figlio.

Siamo gente di pace, sociali, solidali, di parola, con vocazione a servire gli altri. Con la mano ben aperta ti danno il grande schiaffo, cercando di far traballare quei valori e principi che in famiglia, per generazioni, abbiamo costruito come un grande tesoro.

E quando vedo l’orlo dell’abisso, penso alla piega aguzza del futuro e al nostro figlio malmesso, trovo delle mani anche indolenzite, incondizionate e coraggiose che mi tirano su e mi fanno guardare il cielo.
Non potrò mai ringraziarle abbastanza. Grazie.

Iniettare prepotentemente il veleno della paura e il dolore è molto ignobile… ma ciò che non sanno è che noi sapremo trasformare il veleno in elisir di vita, dignità, speranze e sogni.

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