IL DIFENSORE CIVICO RACCOMANDA DIALOGO POLITICO E SOCIALE

Il Difensore Civico raccomanda dialogo politico e sociale, e smettere di criminalizzare la libertà di espressione e la discrepanza politica.

L’uso abusivo e sproporzionato della misura cautelare di privazione della libertà è forse la violazione di diritti fondamentali più flagrante che si sia prodotta.

Dato il carattere storico della situazione, di natura eminentemente politica e che nuoce i diritti fondamentali, il Difensore insiste sulla necessità di un dialogo costruttivo tra le società civili della Catalogna e del resto dello Stato, da un lato, e tra gli attori di tutte le sensibilità politiche e sociali della Catalogna, dall’altro.

Il 1º ottobre ci fu un uso sproporzionato della forza poliziesca e, come richiedono il Consiglio d’Europa e le Nazioni Unite, bisogna identificarne i responsabili.

Risulta preoccupante che persone che sono state elette e che sono in possesso dei loro diritti politici non possano candidarsi alla presidenza della Generalitat.

Occorre rafforzare le garanzie democratiche che assicurano l’esercizio dei diritti e le libertà fondamentali, come sono la libertà di espressione, di riunione e di manifestazione.

I fatti vincolati al conflitto politico catalano punibili giudizialmente vanno affrontati con il minimo intervento penale.

Bisogna ristabilire completamente l’autogoverno della Catalogna, senza interventi nella gestione né nelle finanze.

L’incapacità dello Stato spagnolo per affrontare il conflitto catalano con i meccanismi giuridici propri di un regime democratico è stata messa in evidenza dalla smisurata reazione delle autorità di fronte alle votazioni del 1º ottobre e del 21dicembre. Nel rapporto “Retrocessioni in materia di diritti umani: libertà di espressione delle cariche elette e divisione dei poteri nel Regno di Spagna” (in catalano), il Difensore civico avvertiva già, nell’aprile del 2017, dell’erosione della divisione dei poteri in Spagna e dei suoi effetti contro i principi democratici.

Un anno dopo, il comportamento dei tre poteri dello Stato si è caratterizzato per la messa in pratica di misure eccezionali che hanno limitato, vulnerato e addirittura criminalizzato l’esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali, specie la libertà d’espressione. Così lo spiega il Difensore civico nel rapporto presentato questo lunedì 28 maggio, “La violazione di diritti fondamentali e libertà pubbliche in occasione della reazione penale dopo il 1º ottobre e l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola” (in catalano).

Secondo il rapporto, la restrizione della libertà personale di diversi dirigenti politici e sociali per mezzo di un uso abusivo e sproporzionato della misura cautelare di privazione della libertà è forse la violazione di diritti fondamentali più flagrante che si sia prodotta.

Nello stesso tempo, la dissoluzione del Parlament per mezzo dell’articolo 155 della Costituzione spagnola e la destituzione di più di 250 alte cariche del Governo hanno danneggiato in modo diretto il diritto di partecipazione politica riconosciuto dall’articolo 23 della Costituzione spagnola, in un doppio senso: da un lato, viene danneggiato il diritto delle cariche pubbliche destituite e quello dei rappresentanti costretti a dimettersi a causa della dissoluzione anticipata del Parlament, e, dall’altro, viene anche danneggiato il diritto di partecipazione politica della cittadinanza, in generale, in quanto i rappresentanti da questa eletti non hanno potuto esercitare la loro funzione durante tutto il periodo per il quale sono stati eletti.

Il diritto di partecipazione politica dell’articolo 23 della Costituzione spagnola viene anche danneggiato dagli atti che, dopo le elezioni del 21 dicembre 2017, impediscono senza alcuna base legale che deputati eletti nel Parlament della Catalogna, che sono in possesso dei loro diritti politici, possano candidarsi alla presidenza della Generalitat.

Gli attacchi o regressioni alla libertà non restano circoscritti alle espressioni o manifestazioni di carattere indipendentistico in Catalogna, ma hanno una portata più ampia e si stanno applicando a diverse forme di contestazione e dissidenza.

Il rapporto avverte che nell’ambito dei processi penali che si susseguono in diverse istanze giurisdizionali per cause derivate dalla consultazione del 1º ottobre e dalla dichiarazione del 27 ottobre i possibili effetti sui diritti fondamentali appaiono molto preoccupanti. Tra i più notevoli quello che fa riferimento al principio di legalità penale, quando si fanno delle accuse sproporzionate, basate su fatti chiaramente distorti, senza l’inerente previsione legale tipica. Questa violazione del principio di legalità penale nell’istruzione di reati quali ribellione, sedizione, terrorismo o organizzazione criminale, tra gli altri, sembra che cerchi punizioni esemplari e un effetto dissuasivo su determinate posizioni politiche in futuro.

Nello stesso tempo, dal punto di vista processuale, sono anche gravi le possibili violazioni del diritto di difesa, così come le manifestazioni pubbliche prodottesi negli ultimi tempi che mettono in discussione la necessaria imparzialità giudiziaria.

Infine, in diverse occasioni lungo il periodo a cui fa riferimento il rapporto, e specialmente durante la giornata del 1º ottobre 2017, la Guardia Civil e il Corpo Nazionale di Polizia agirono in modo sproporzionato e arrecarono un danno superiore al male che presuntamente volevano evitare. Specialmente preoccupante e inaccettabile fu l’uso di proiettili di gomma.

 
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