IL GIUDICE PABLO LLARENA E LA COSTITUZIONE

Il giudice Pablo Llarena non basa su nessuna legge il suo atto su Jordi Sánchez. Benché sembri incredibile, è cosi.

Il Potere Giudiziario in generale e la Corte di Cassazione in particolare faticarono ad accettare che la Costituzione sia norma giuridica

e che le leggi e le altre norme che compongono l’ordinamento giuridico siano subordinate alla Costituzione e vadano interpretate in conformità alla Costituzione.

Ancora nel 1982, più di tre anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione, la Corte Costituzionale dovette annullare due sentenze, una del Tribunale Regionale di Siviglia del 31 gennaio 1980 e un’altra della Prima Sezione della Corte Suprema dell’8 aprile 1982, perché entrambe avevano trascurato e negato apertamente il valore normativo immediato dell’articolo 14 della Costituzione.

Nella prima di esse, il Tribunale Regionale afferma testualmente che “il contenuto delle Leggi Fondamentali dello Stato aggiunge semplici enunciati di principio indirizzati a orientare il futuro lavoro del Potere Pubblico, senza efficacia per far nascere diritti civili, salvo che questi si sviluppino a partire di ulteriori leggi”. Nella Sentenza della Corte Cass. si dice che “un tale mandato (quello dell’articolo 14 Costituzione Spagnola) ha la portata di una dichiarazione di principio che richiede un ulteriore sviluppo, e in coerenza con questa interpretazione non è stato apprezzato l’effetto derogatorio dell’art. 14  rispetto all’articolo 137 del Codice Civile in virtù della disposizione derogatoria terza della Costituzione” (Sentenza della Corte Costituzionale 80/82. Fondamento Giuridico 1º).

Va sottolineato il fatto che il Procuratore Generale dello Stato si oppose alla considerazione del ricorso

sostenendo che la Corte Costituzionale doveva convalidare entrambe le sentenze in virtù della loro conformità con la Costituzione. Significativa coincidenza tra Procura Generale, Tribunale Regionale e Corte Suprema.  

Ovviamente, la Corte Costituzionale annullò le sentenze a causa dei loro “verdetti contrari al diritto di uguaglianza, che perpetuano nel presente un trattamento discriminatorio nato al riparo della legislazione precostituzionale”.

Pensavo che queste resistenze ad accettare la priorità della Costituzione erano sparite nelle nostre corti di giustizia, ma l’istruzione del Giudice Pablo Llarena in generale, e in particolare il suo atto di ieri nel vietare per la seconda volta che Jordi Sánchez possa presentarsi come candidato nella sessione d’investitura indetta dal presidente del Parlament, ha reso palese il mio errore.

La Costituzione e lo Statuto di Autonomia, che è materialmente una norma costituzionale e che forma, insieme alla Costituzione, il cosiddetto “blocco della costituzionalità”, non sono norme giuridiche vincolanti. Il Giudice Istruttore non ha l’obbligo di prenderle in considerazione quando deve decidere su un processo d’investitura, benché il suddetto processo sia regolato unicamente dalla Costituzione e dallo Statuto.

Tuttavia, il Giudice Pablo Llarena non si accontenta di emulare i suoi colleghi della Prima Sezione dei primi anni ottanta,

ma va molto più in là. I Magistrati della Prima Sezione fondavano la loro decisione nel Codice Civile. Errarono nell’interpretare la Costituzione in funzione del Codice Civile, invece di interpretare il Codice Civile in funzione della Costituzione, ma almeno c’era una parvenza di base giuridica.

Il Giudice Pablo Llarena non basa il suo atto di ieri su nessuna legge.

Benché sembri incredibile è così. Non solo prescinde completamente dalla Costituzione e dallo Statuto di Autonomia, ma  prescinde, inoltre, dal Codice di Procedura Penale, dato che il requisito che l’atto d’accusa sia “definitivo” per limitare il diritto ad essere eletto semplicemente non esiste. L’articolo 384 bis della Legge Costituzionale 4/1988 dice testualmente: “UN ATTO D’ACCUSA DEFINITIVO e stabilita la carcerazione preventiva per reato commesso da persona integrata o in rapporto con bande armate o individui terroristi o ribelli, l’imputato che esercitasse funzione o incarico pubblico verrà automaticamente allontanato dal suo esercizio mentre si mantene la situazione di carcerazione”. Non essendo DEFINITIVO l’atto d’accusa, manca il presupposto di fatto perché possa essere applicato a Jordi Sánchez l’articolo 384 bis. Di conseguenza, anche se lo cita, non può basare la sua decisione su di esso.

Il Giudice Istruttore, dunque, ha preso la sua decisione senza basarla su nessun precetto legale.

E lo ha fatto così perché nell’ordinamento giuridico non c’è nulla in assoluto sulla cui base si possa prendere la decisione di evitare che Jordi Sánchez si presenti alla sessione d’investitura. La decisione è priva di qualunque base giuridica.

Formalmente è una decisione giudiziale. Materialmente è una decisione privata, con la quale si sovverte l’esercizio della funzione giurisdizionale così come viene definita nella Costituzione.

 

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