LE FINANZE DI FRONTE ALLA GUARDIA CIVIL

La giustizia è un elemento chiave per il buon funzionamento di una società avanzata.

Anche delle sue economie. Nel senso ampio, che va dalla magistratura alle relazioni tra lei stessa e i poteri politici e l’amministrazione, alla natura dei suoi legami con le forze di sicurezza come supporto operativo, informativo ed esecutivo, inclusa la trasparenza nei suoi procedimenti. La fiducia nella oggettività e l’onestà delle sue decisioni, che sono definite dalla loro indipendenza e rigore professionale, è fondamentale tanto per la vita come per le decisioni economiche.

E da questa prospettiva, la giustizia spagnola è soggetta, a nome della questione catalana e della causa per ribellione e appropriazione indebita, a un autentico test di stress con fuoco reale. Per la sua stessa decisione, precisamente del più alto organo giurisdizionale, la Corte Suprema, uno dei fronti nei quali avverrà questo esame della sua solvenza, è quello internazionale. Nonostante avere di mira i sistemi giuridici del Belgio, Svizzera, Danimarca e Finlandia, tutti paesi per i quali l’ex-presidente Carles Puigdemont era passato prima del suo arresto, il giudice istruttore della causa, Pablo Llarena, ha optato per il sistema federale tedesco per emettere l’euro-ordine di estradizione. Con il risultato, per il momento, sfavorevole alla sua tesi.

Dopo che il Tribunale Superiore del land di Schleswig-Holstein abbia rifiutato, per il momento, il delitto di ribellione,

rimane aperta la risoluzione per malversazione, che è imputabile ai funzionari che causino danni al patrimonio pubblico. Si tratta, secondo gli argomenti di Llarena nelle sue risoluzioni, dell’uso di più di 1,6 milioni di euro del budget della Generalitat per finanziare il referendum dell’1 di ottobre che la Corte Costituzionale aveva giudicato illegale.

La lettura dell’unica risoluzione fino adesso dell’Alta Corte di Schleswig-Holstein non promette nulla di buono per le richieste di Llarena, anche su quest’ultimo reato. In primo luogo, fa una considerazione più vicina al diritto civile: perché rivendica la giustizia dello Stato e non i responsabili giuridici dell’amministrazione regionale, dato che sarebbe quest’ultima la pregiudicata materialmente? Anche i tre giudici tedeschi si interrogano su quale sia la prova materiale di come Puigdemont avrebbe dato l’ordine formale per utilizzare quei soldi, non basta un’imputazione politica generale. Secondo la risoluzione, neanche questo forma parte del materiale spedito a Kiel da Llarena.

Però la cosa più rilevante viene dopo, quando i giudici riflettono sul fatto che “le disposizioni legali addotte dalle autorità spagnole e la valutazione giuridica effettuata non consente di riconoscere se, in conformità con la legge spagnola, il semplice fatto di contrarre gli obblighi finanziari associati al referendum senza pagamenti effettivi, costituirebbe un atto punibile”. Vale a dire, si stanno chiedendo se, nonostante l’intenzione iniziale di Puigdemont e dei suoi, tale spesa sia effettivamente avvenuta e se il semplice annuncio di voler farla è già delitto, secondo la giustizia spagnola.

Il secondo dubbio è ugualmente o più rilevante:

“In qualsiasi caso, con l’informazione trasmessa fino ad ora, sarebbe anche immaginabile che, dopo la destituzione del governo autonomo catalano, i costi generati non venissero più pagati, o almeno non a carico di fondi pubblici, ma con mezzi privati, come sostenuto dal convenuto [Puigdemont] durante l’udienza dinanzi al tribunale di primo grado e nella memoria della difesa del 5 aprile 2018, per cui i fondi pubblici sotto la responsabilità del ricorrente della richiesta non avrebbero subito alcun danno.”

Convergono la logica dell’analisi del tribunale,

se i pagamenti del referendum fossero successivi alla sua celebrazione, momento in cui l’amministrazione catalana era già stata commissariata con il 155, come potrebbe l’accusato averli eseguiti? Come abbiamo visto, le osservazioni di Puigdemont colpiscono sullo stesso chiodo. Inoltre, il controllo delle finanze della Generalitat, in realtà, non inizia dopo il referendum, come dice la Corte, ma molto prima.

Il commissariamento finanziario della Generalitat non inizia dopo il referendum, come dicono i giudici tedeschi, ma già nel novembre 2015. Fu un movimento di controllo progressivo da parte del Ministero di Economia e Finanza, guidato da Cristóbal Montoro, che è culminato con l’approvazione nel luglio dell’anno scorso, tre mesi prima del voto, di normative nuove che obbligavano al Controllore Generale della Generalitat a certificare tutte le spese.

I dipendenti del Ministero di Economia e Finanza hanno considerato che loro controllo delle spese finanziarie della Generalitat era così efficiente

che hanno inviato diverse relazioni ai Tribunali negando che ci siano stati fondi pubblici destinati al referendum. E mantengono questa posizione. Su cosa si basa Llarena? Su un rapporto della Guardia Civil che parla di mail incrociate tra alti funzionari della Generalitat, ma che non presenta nessuna verifica effettiva di ciò che è accaduto alla fine con i soldi. Rapporti di questo tipo se ne sono visti molti durante il processo. Anche della polizia, sempre con cifre astronomiche che poi sono risultate non reali. Forse Llarena non ha avuto una buona idea quando ha scelto uno di questi rapporti come base accusatoria andando contro il criterio del Ministero di Economia e Finanza. Un altro fronte debole nel caso.

(Fotografia di proprietà di Crónica Global – El Español)

 
Scarica il pdf Scarica il pdf

Facebooktwittergoogle_plusredditlinkedintumblr

Share this Post

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*
*