SIGNOR GIUDICE, LEI MI HA RESO PRIGIONIERO POLITICO

Jordi Turull, massimo rappresentante del Dipartimento della Presidenza della Generalitat de Catalunya, dal carcere di Estremera

Se c’è una cosa che hai in carcere è il tempo.

Questi 27 giorni ho letto pagine e pagine, tutti i documenti di quest’istruzione. Tutti. E la conclusione che ne traggo è che in questo processo non si tratta di impartire giustizia con tutte le garanzie ma che si tratta di un processo politico e di castigo. Si tratta di una politica e un castigo che minaccia diritti basici quali la libertà di espressione, la libertà di riunione e la libertà di manifestazione.Questo processo è un attacco ai pilastri basici del parlamentarismo democratico.

L’atto processuale giudiziario mostra una mancanza di rigore molto preoccupante. Mi vengono attribuite attuazioni come ministro quando invece io non ero ministro. Ci sono dei tweet e delle dichiarazioni che non si corrispondono né con il giorno né con la notizia alla quale sono vincolate

Si tratta di una parzialità mai vista. Si basa su rapporti della Guardia Civil assolutamente non certi, creati al servizio di un atto di procedimento giudiziario fatto su misura, che sostiene la ribellione su fatti protetti dalla legge, fatti normali e usuali quali riunioni tra gruppi parlamentari e partiti politici, atti, conferenze, meating politici per spiegare posizioni, o critiche politiche al governo centrale.

Dunque, tanto distorto è quello che appare quanto clamoroso quello che non appare.

Migliaia di dichiarazioni appellando al dialogo e al patto con lo stato. Chiamate al pacifismo, affollate manifestazioni pacifiche senza nessun incidente. Tutto ciò non appare. Non si accenna nemmeno alle richieste dell’1 di ottobre perchè si andasse a votare dove non c’era polizia, né al censo universale. Non appare nessun riferimento alla violenza poliziesca denunciata da tutti i media del mondo invece qui non appare una sola riga. Come dicevo, mancanza di rigore e parzialità. E questo non è opinabile, ma è direttamente constatabile.

Se tutto ciò è grave e ingiusto di per sé, per me la cosa più grave è che stiamo presenziando una sovrapposizione di poteri. Non è più soltanto una mancanza di separazione di poteri, ma una sovrapposizione di poteri. Con le loro decisioni e con ciò che Lei scrive, signor giudice, sta dicendo come e, soprattutto, con chi deve essere il futuro politico e istituzionale della Catalogna. Così grave e così certo. Giustifica la nostra prigionia “per garantire un ritorno adatto all’autogoverno”. E io mi chiedo: è competenza Sua “garantire un ritorno adatto all’autogoverno”? Lei, cosa considera “adatto”? Non è adatto ciò che votano i cittadini? Non è adatto chi votano? Non è adatto ciò che liberamente decidono di votare i deputati nel Parlamento della Catalogna?

Nel carcere mi sono anche chiesto

che cos’è cambiato dal 4 dicembre, quando Lei ha deciso la mia libertà provvisoria, al 23 marzo, quando decide di nuovo il mio ingresso in carcere. Che cosa abbiamo fatto? Ho contravvenuto il dovere di presentarmi settimanalmente nei tribunali? No. Ho votato in Parlamento qualcosa che fosse stata vietata dalla Corte Costituzionale? No. Ho cercato di non comparire quando sono stato chiamato? No. Quali novità possono riguardarmi? Quali fatti obiettivi? Dunque, tre fatti nuovi. Primo: non ho rinunciato alla mia attività politica e sono stato eletto deputato nel Parlamento. Secondo: c’è stata una nuova maggioranza assoluta dell’independentismo. Terzo: sono stato proposto come candidato alla presidenza e ho fatto il primo dibattito d’investitura.

L’atto processuale è piombato tra il primo dibattito e il secondo. È casuale? Tutti i mezzi pubblicarono che dopo il tentativo d’investire Jordi Sánchez, il candidato seguente sarei stato io. Lei ci ha citato per 48/72 ore e ha ordinato l’ingresso in prigione. Prigione per tutti quelli a cui aveva concesso la libertà provvisoria? No. Soltanto per quelli che non abbiamo rinunciato all’attività politica, ai deputati.

Lei, signor giudice, mi impedì di assistere al secondo dibattito d’investitura

e di sottopormi alla votazione che avrebbe potuto farmi diventare presidente della Catalogna. Il mio compromesso in sede parlamentare d’iniziare una fase di dialogo, dialogo e dialogo non garantisce, secondo Lei, un “ritorno adatto dell’autogoverno” in Catalogna? Nel mio discorso d’investitura c’è stato qualche elemento, affermazione o proposta che possa far pensare ad una “ipotetica reiterazione dell’attività delittuosa”? No, assolutamente. E qui arriviamo al suo argomento più nuovo, sublime e aggressivo. Il suo argomento per impedirmi di assistere al dibattito d’investitura e mandarmi di nuovo in prigione. Lei scrive che “la mia sfera psicologica interna non permette di garantire il rispetto per le decisioni di questo istruttore”, cioè di Lei. Ha Lei, signor giudice, qualche rapporto forense che sia entrato nella mia sfera psicologica che sostenga queste affermazioni? Non sono consapevole di essermi sottoposto a nessun esame psicologico. Per fare un’analisi ed estrarre delle conclusioni del genere serve la scienza, e quindi Le chiedo, per favore, il rapporto. Perché finora non ho disatteso nessuna delle Sue condizioni per la mia libertà condizionata.

Inoltre, quando Lei rileva e scrive che dichiararsi innocenti va penalizzato, mi penalizza per il fatto di dichiararmi innocente. Questa sarebbe un’altra grande novità che Lei introdurrebbe nel sistema penale spagnolo. Ma, evidentemente, questo cambiamento tassativo spetta al legislativo, non a Lei!

Lei ha trasgredito i miei diritti politici

impedendomi di portare a termine il secondo dibattito d’investitura. E, oltre a trasgredire il mio diritto, ha trasgredito il diritto che hanno i deputati di poter votare il presidente tra i deputati con pieno diritto del Parlamento. Dato che quelli per i quali vogliono votare non garantiscono, a Suo avviso, un “adatto ritorno dell’autogoverno”, li priva dei loro diritti. È la prima volta che un magistrato decide quale deputato può essere votato come presidente e quale no. Finora era una competenza del presidente del Parlamento a proposta dei gruppi parlamentari. Chi dovrebbe fare politica, il governo spagnolo, è chi ci informa di quando, come e perché saremo giudicati e condannati. E chi dovrebbe impartire giustizia è chi decide come e con chi dev’essere ritornato l’autogoverno politico in Catalogna. Un’autentica sovrapposizione di poteri.

Sono stato membro del governo soltanto tre mesi. Un grande onore. Il governo decise di fare un referendum, sì. Un fatto chiaramente depenalizzato, che non è delitto penale. Sono stato per molti anni, e lo sono ancora, deputato nel Parlamento della Catalogna. Anche questo un autentico onore. Lo Statuto di Autonomia della Catalogna, una legge organica dello Stato, stabilisce che per i deputati vale l’insindacabilità delle nostre opinioni e voti. Questa istruzione non tiene conto di questi elementi, anzi, o li ignora o li combatte. Non c’è niente in questa causa, niente, che sostenga la mia partecipazione in un delitto di ribellione. Niente. E sono imprigionato. Non so se quando sono entrato in carcere, a novembre, ero un prigioniero politico ma dal mese di marzo, per tutto quello che qui ho detto e argomentato, Lei mi ha trasformato in un prigioniero politico. Poiché non garantisco un adatto ritorno dell’autogoverno come Lei vorrebbe e potrei essere presidente, mi ha mandato in prigione.

Se questa sopraffazione e questa punizione cercano di farmi rinunciare ai miei ideali politici, che sono sempre stati pacifici e democratici,

e ai miei compromessi con i cittadini, Le dico subito che non lo farò. Se pretende che abbandoni l’indipendentismo, non lo farò. Preferisco sopportare questa grave ingiustizia, benché sia crudele per me e per la mia famiglia, pittosto che rinnegare e rinunciare alle mie convinzioni e ai miei ideali: tutte le leggi mi avallano per difenderli. Signor giudice, non esaudirò il Suo sublime invito a rinunciare alla politica e al mio compromesso con la Catalogna. Non è così che si risolverà il conflitto politico che esiste in Catalogna. Si risolverà con politica fatta dai politici. E anche con dialogo, che è proprio quello che stavo proponendo in sede parlamentare quando Lei mi interruppe portandomi in prigione.

Signor giudice, riconsideri la mia accusa.

È tanto grave quanto ingiusta per i miei compagni e per me. Così come le misure cautelari, che sono ingiuste e sproporzionate. Riconsiderarlo sarebbe senz’altro la garanzia migliore per un tranquillo e adatto ritorno dell’autogoverno della Catalogna. Perché può significare l’inizio di un periodo di dialogo con lo Stato che sicuramente gradiranno e sarà a favore dei sette milioni e mezzo di catalani.

 

(Foto: REUTEURS. Jordi Turull, pensieroso, durante la prima sessione di investitura come Presidente della Generalitat, giusto un mese fa.)

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